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La pittura neopompeiana a Napoli: Federico Maldarelli 

Federico Maldarelli nacque a Napoli il 2 ottobre 18261, figlio di Gennaro Maldarelli, noto pittore accademico formatosi presso la scuola di Costanzo Angelini2

Nel 1849, il giovane pittore vinse il Prix de Rome3, suscitando invidia nel maestro Domenico Morelli, che si classificò secondo e ne scrisse all’amico Pasquale Villari: 

« L’altro pensionato [Maldarelli] comincia ad andare di sbieco entra dappertutto e posso dire che comincio a provare la puntura di un’altra emulazione dalla quale io mi ritraggo volenteroso e gli cedo il passo.»4 

Al termine del soggiorno romano, conclusosi attorno il 1853, l’artista espose alla Biennale Borbonica del 1855 sei opere di carattere storico-religioso, tra le quali La Comunione di Santa Vittoria nelle catacombe, Agar e Ismaele nel deserto. 5 I soggetti religiosi realizzati durante questi anni riconfermarono i modelli paterni, ma risentirono dell’influenza della scuola francese di Jean-Léon Gérôme e William-Adolphe Bouguereau.6 Va precisato che la produzione di stampo religioso aveva preceduto quella neopompeiana, documentata a partire dagli anni ’60.7 Alla Biennale, Maldarelli si guadagnò la terza medaglia d’oro con l’opera S. Glicerina converte e battezza il suo carceriere, mentre Domenico Morelli vinse la prima medaglia d’oro con L’Iconoclasti8 

Dal 1858, Maldarelli assunse il ruolo di professore della scuola elementare di disegno alla Real Accademia di Belle Arti di Napoli9e nel ’59 venne premiato per l’opera storica L’Assunzione della Vergine circondata dai santi di cui portano i nomi di augusti personaggi della Famiglia Reale di Napoli.10 

F. Maldarelli, Agar e Ismaele nel deserto, 1854. Custodito a Palazzo Reale, Napoli (foto prese da Google Immagini).

Il 1860 fu l’anno di cesura, che vide la produzione pittorica dell’artista partenopeo orientarsi verso temi pompeiani, diventando un esperto del genere.11Le prime opere a soggetto antico di cui abbiamo notizia sono La Toeletta Pompeiana12, anche chiamata Fanciulla che si prova un orecchino, e Jone e Nidia, entrambe esposte a Torino rispettivamente nel 1863, 1865. Il dipinto raffigurante Jone e Nidia riprende le coprotagoniste del romanzo The Last Days of Pompeii dello scrittore inglese Edward Bulwer-Lytton13, nel quale la cieca serva Nidia, durante l’eruzione del 79 d.C, riuscirà a guidare i suoi padroni Jone e Glauco fuori dalla città e metterli in salvo.14 

F. Maldarelli, Jone e Nidia, 1864. Torino, Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea (foto prese da Google Immagini). 

All’Esposizione Nazionale di Belle Arti di Parma del 1870, venne poi esposta Stanza da letto di una dama pompeiana, che attirò il giudizio del poeta trevigiano Francesco Dall’Ongaro. Egli, dopo aver beffardamente definito Maldarelli “colonello” in assenza del “generale” Domenico Morelli15, definì la figura femminile della Stanza

«Questa volta traeva seco anche l’ambulanza, se pure quella donnina mollemente sdraiata, svolgendo con elegante noncuranza alcuni di quei rotoli scritti, si può dire ferita. Ha l’aria invece di voler ferire gli occhi e i cuori degli altri16

Sempre riguardo quest’opera, altro interessante commento lo diede Alberto Rondani nei suoi Scritti d’Arte: 

«Non sappiamo se i riferimenti all’archeologia sono corretti, certo dal dipinto spira aura di vetustà remotissima che sarebbe stato più facile ottenere con ruderi muscosi. I mezzi sono dati all’artista dalla scienza […] fa d’uopo che gli artisti coltivino molto la loro mente, e gli scienziati considerino l’arte del disegno quale efficace modo di diffondere cognizioni scientifiche nel popolo.»17 

L’attenzione venne posta sulla veridicità dell’ambientazione e le modalità con cui Maldarelli rielaborò l’antico. Nella Stanza il dato archeologico-storico è una veste formale utilizzata per raffigurare una scena ideale, ricca di pathos.18

F. Maldarelli, Stanza da letto di una dama pompeiana, 1870. Museo Irpino, Avellino (foto prese da Google Immagini). 

L’intreccio nelle arti figurative fra mito e vita quotidiana è testimoniato già nella prima metà del secolo, quando l’architetto francese François Mazois, attivo presso la corte dei Murat, pubblicò Le ruines de Pompéi fra 1812 e il 1838. In quest’opera illustrata vi erano figure in pose disinibite su sfondi rappresentanti le antiche vestigia pompeiane, riscuotendo enorme successo presso i contemporanei.19 

Importante menzionare, fra la vasta cerchia di artisti internazionali, Sir. Lawrence Alma-Tadema, il quale venne in Italia numerose volte 20 ed entrò in contatto con la corrente neopompeiana attraverso l’amicizia di Morelli, diffondendo il nuovo gusto per l’antico in Europa: abbiamo notizia, infatti, che i soggetti pompeiani di Maldarelli ebbero molta fortuna commerciale in Inghilterra.21

L’interesse per i temi neopompeiani iniziò ad affievolirsi nel 1872, quando l’artista presentò alla Società degli Amatori e Cultori delle Belle Arti di Roma La giardiniera pompeiana. Il dipinto non riscosse il successo sperato, venendo fortemente criticato da Diego Martelli che lo commentò con queste parole: 

«Un bellissimo piatto alla pompeiana dove una giovane che non sa di nulla, non fa nulla può piacere a tutti i fannulloni di questo mondo22

Non piacque nemmeno alla principessa Maria della Rocca, che scrisse: 

«rappresenta tutto ciò che vorrete, tranne una dama pompeiana. Assisa, dura e dritta come un idolo egiziano, questa donna non ha nulla che ci attragga. La sua testa grossa e paffuta non corrisponde alle proporzioni del corpo, non vi si scorge né vita né movimento23 Altre critiche provennero dai sostenitori dei Macchiaioli, contrari alla rappresentazione di donne toppo eteree.24

F. Maldarelli, La giardiniera pompeiana, 1871. Museo di Capodimonte, Napoli (foto prese da Google Immagini). 

Negli ultimi anni di vita, Federico Maldarelli abbandonò definitivamente il neopompeiano tornando alla pittura religiosa. La principale commissione che gli venne affidata fu l’ancona per la Chiesa di S. Sossio martire a Frattamaggiore: La Sepoltura di San Sossio, datata 1879. L’opera ebbe grande successo presso i contemporanei e la fonte utilizzata da Maldarelli furono gli Atti Vaticani: la notte seguente alla decapitazione di S. Gennaro e dei suoi compagni Sosio, Desiderio, Festo, Procolo, Acuzio ed Eutichete, i napoletani prelevarono i corpi per dar loro degna sepoltura. 

La scena è ambientata in una catacomba cristiana, S. Sosio è adagiato dentro una tomba e ha indosso la veste diaconale. Sul suo viso è presente una fiamma, e al collo si intravede una linea rossastra, simbolo del suo martirio. Ai lati un fossore intento a chiudere la tomba e un sacerdote che benedice il corpo del Santo25.

  1. Principessa Maria della Rocca, L’Arte moderna in Italia: studi, biografie, schizzi. Milano, Fratelli Treves Editore, 1883. p.53. La data di nascita è confermata da Maria Tamajo Contarini in Federico Maldarelli e la cultura Neopompeiana: «il pittore di museo», nel volume La Cultura dell’antico nelle arti figurative dalla Restaurazione alla grande Guerra a cura di Massimo Osanna e Isabella Valente, edito da Naus, collana Flora, 2021. p. 349.  ↩︎
  2. Rosalba Dinoia, Maldarelli Gennaro, in Dizionario italiano degli italiani, vol. 68: Istituto della Enciclopedia Italiana, 2007. Consultabile online (https://www.treccani.it/enciclopedia/gennaro-maldarelli_(Dizionario-Biografico)/). ↩︎
  3. M. della Rocca, ibidem; M. Tamajo Contarini, ivi p. 351.  ↩︎
  4. Domenico Morelli, Ricordi della Scuola napoletana di pittura dopo il ’40 e Filippo Palizzi a cura di Vincenzo Caputo, Edizioni Scientifiche Italiane, 2012. pp. 60-61.  ↩︎
  5. M. della Rocca, ibidem; M. Tamajo Contarini ivi, p. 350.  ↩︎
  6. M. Tamajo Contarini, ivi p. 351.   ↩︎
  7. M. Tamajo Contarini, ivi p. 349.  ↩︎
  8. Rosalba Dinoia, Maldarelli Federico, in Dizionario italiano deli italiani, vol. 68: Istituto della Enciclopedia Italiana, 2007. Consultabile online (https://www.treccani.it/enciclopedia/federico-maldarelli_(Dizionario-Biografico)/).  ↩︎
  9. D. Morelli, Ricordi, p. 61; M. della Rocca, ibidem.  ↩︎
  10. M. Tamajo Contarini, ivi p. 351.  ↩︎
  11.  M. Tamajo Contarini, ibidem.  ↩︎
  12.  M. Tamajo Contarini, ibidem. ↩︎
  13. M. Tamajo Contarini, ibidem.  ↩︎
  14. Il romanzo è consultabile su Google Libri (https://books.google.it/books?id=7MOb05oRedIC&pg=PR24&redir_esc=y#v=onepage&q&f=false). ↩︎
  15. Francesco Dall’Ongaro, Scritti d’Arte, Hoepli 1873. p. 193.  ↩︎
  16. Ibidem ↩︎
  17. Alberto Rondani, Scritti d’Arte, Stabilimento tipografico di Pietro Grazioli, Parma 1874.  ↩︎
  18. M. Tamajo Contarini, Federico Maldarelli e la cultura Neopompeiana, p. 353.  ↩︎
  19. Luigi Gallo, All’ombra del Vesuvio. Pompei fra Poesia e Realtà, in Napoli Ottocento: dal sublime alla materia a cura di Sylvain Bellenger, Jean-Loup Champion, Carmine Romano, Isabella Valente, Electa 2024. p. 58.  ↩︎
  20. Eugenia Querci, Alma Tadema e la Nostalgia dell’antico, Electa 2007.  ↩︎
  21. M. Della Rocca, l’Arte Moderna, p. 53.  ↩︎
  22. Diego Martelli, L’Esposizione della Società degli Amatori e Cultori delle Belle Arti in Roma, in Italia Nuova, 1872. ↩︎
  23. M. Della Rocca, ivi, p. 54. ↩︎
  24. M. Tamajo Contarini, ivi, p. 354. ↩︎
  25. Franco Pezzela, Un capolavoro di Federico Maldarelli: la Sepoltura di San 
    Sossio nell’omonima chiesa di Frattamaggiore, in Raccolta articoli di Franco Pezzela pubblicati su giornali locali dal 1993 al 2023. Volume I (1993-1998). Istituto di Studi Atellani, Frattamaggiore (NA) 2024. pp. 281-283.  ↩︎

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BIOGRAFIA DELL’AUTORE

Renato nasce il 23 maggio 2003 a Napoli ed è studente di storia dell’arte presso il Dipartimento di studi umanistici della Federico II di Napoli. Il suo principale interesse ruota attorno all’intreccio tra arti e letteratura antica, approfondendo in particolare la produzione pittorica di metà Ottocento.  

Contatto Instagram: renato_pucciarelli 

Pubblicato da artlettfiloarcheo

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